• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.7/00062 (7-00062) «Pettarin, Valentini, Rossello, Battilocchio, Ruggieri, Sandra Savino, Cosimo Sibilia, Vietina».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00062presentato daPETTARIN Guido Germanotesto diMartedì 2 ottobre 2018, seduta n. 54

   Le Commissioni III e XIV,

   premesso che:

    la prossima fase del processo di allargamento dell'Unione, come ribadito in più occasioni dalle istituzioni europee, dovrebbe riguardare i Paesi dei Balcani occidentali;

    tra i Paesi coinvolti nel processo di allargamento dell'Unione europea oltre a quelli dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Montenegro, ex Repubblica Jugoslava di Macedonia e Kosovo), c'è anche la Turchia con lo status di Paese candidato e per la quale al momento i negoziati di adesione (avviati nel 2005) sono sospesi per la situazione politica interna di forte criticità; il Parlamento europeo, in una risoluzione approvata a larga maggioranza (479 voti a favore, 37 contrari e 107 astensioni) il 24 novembre 2016, ha chiesto il congelamento dei negoziati con la Turchia;

    il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, all'inizio del suo mandato nel 2014, aveva escluso la possibilità di nuove adesioni all'Unione europea nel breve e nel medio periodo; nel suo discorso sullo stato dell'Unione 2017 al Parlamento europeo il 13 settembre 2017, pur escludendo ulteriori allargamenti durante il proprio mandato (che scade a ottobre 2019), ha indicato, tuttavia, la necessità di mantenere una prospettiva di allargamento credibile per i Balcani occidentali, chiedendo ai Paesi candidati la massima priorità nei negoziati allo Stato di diritto, alla giustizia e ai diritti fondamentali;

    nell'annuale «Comunicazione 2016 sulla politica di allargamento dell'Unione europea» (COM(2016)715) la Commissione europea aveva tracciato un bilancio dei progressi compiuti nel processo di allargamento e formulato raccomandazioni per ciascun Paese con riferimento a tematiche specifiche. Nonostante il persistere di carenze strutturali, in particolare negli ambiti fondamentali dello Stato di diritto e dell'economia, e il parziale venir meno dell'attrattiva dell'Unione europea a causa della tendenza depressionaria dell'economia e lo scetticismo verso il progetto europeo, nel contempo, si ribadiva come il processo di allargamento restasse uno strumento insostituibile per rafforzare tali Paesi e sostenerli nella loro modernizzazione, attraverso riforme politiche ed economiche, in linea con i criteri di adesione;

    nel febbraio 2018 la Commissione europea ha adottato una strategia intitolata «Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell'Unione europea per i Balcani occidentali», nella quale si ribadisce il futuro europeo della regione come investimento geostrategico in un'Europa stabile, forte e unita, fondata su valori comuni, e delinea una strategia per la positiva conclusione del processo di adesione all'Unione europea dei Balcani occidentali, in particolare dei candidati più avanzati (Serbia e Montenegro) con la prospettiva di una loro adesione all'UE nel 2025;

    tra i Paesi dei Balcani occidentali, l'unico che ha già aderito all'Unione europea è la Croazia dal 1° luglio 2013, mentre Albania e Macedonia hanno avuto luce verde da Bruxelles per avviare i trattati di adesione e tali Paesi (secondo i piani delineati dall'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini) dovrebbero essere i capofila del nuovo allargamento ad est;

    attualmente, le relazioni tra l'Unione europea e i Paesi dei Balcani occidentali si svolgono prevalentemente nel quadro del processo di stabilizzazione ed associazione (Psa), istituito nel 1999. I tempi per il futuro allargamento sono lunghi, non prima del 2025. Ma nel frattempo c'è il rischio che l'instabilità politica possa riprendere il sopravvento nei Paesi della regione, da sempre instabile, anche per l'aggravamento e la spinta dei flussi migratori dalla Siria;

    dopo il primo summit di Salonicco nel 2003, si è svolto il recente vertice europeo a Sofia nel maggio 2018, in cui i leader della Unione europea e dei suoi Stati membri (in consultazione con i partner dei Balcani occidentali e in presenza degli attori coinvolti a livello regionale) hanno ribadito il sostegno alla prospettiva europea dei Balcani occidentali. Nelle dichiarazioni finali nel programma delle priorità di Sofia rilevano i seguenti impegni:

     rafforzare il sostegno allo stato di diritto e alla buona governance;

     rafforzare l'impegno comune sulla sicurezza e la migrazione;

     sostenere lo sviluppo socioeconomico con particolare attenzione ai giovani;

     incrementare i progetti connettività e l'estensione dell'Unione dell'energia al mercato regionale, attraverso investimenti nelle infrastrutture e trasporti;

     varare un'agenda digitale per i Balcani occidentali;

     sostenere la riconciliazione e le relazioni di buon vicinato;

    in seguito al vertice di Sofia che ha formulato la nuova strategia dell'Unione europea sull'allargamento ai Balcani occidentali è necessario ridefinire il ruolo dell'Italia nell'ambito di tale processo;

    nel corso degli anni l'Italia ha ripetutamente confermato il pieno sostegno al processo di integrazione dei Balcani occidentali, sia mediante il lancio della Strategia macroregionale per la regione adriatico-ionica (Eusair) durante il semestre europeo di Presidenza italiana, sia nel vertice di Trieste del cosiddetto processo di Berlino (nel luglio 2017) che ha rappresentato il coronamento degli sforzi dell'Italia per rilanciare il processo di integrazione dei Balcani occidentali;

    molte sono le ragioni strategiche per cui l'Italia dovrebbe essere protagonista della europeizzazione dei Balcani occidentali, in primo luogo per la sua radicata presenza economica, sia in termini di investimento che di interscambio commerciale: l'Italia è il secondo partner dopo la Germania, il primo per stock di investimenti esteri (concentrato in Albania, Slovenia e Serbia), avendo nel 2016 il volume di export italiano verso la regione raggiunto i 6 miliardi di euro; inoltre, va tenuto conto della presenza di consistenti comunità di immigrati provenienti dalla regione balcanica e del numero crescente di italiani che si trasferiscono in quei Paesi, in particolare in Albania;

    tuttavia, il contesto in cui la politica comune dell'allargamento si inserisce attualmente, vede ancora molti ostacoli, sia per il processo in atto di ri-nazionalizzazione degli Stati membri e il prevalere di interessi nazionali che rischiano di mettere in pericolo lo stesso processo di integrazione, sia per il crescere del fronte dei dissidenti al processo di allargamento, in cui figurano anche la Francia e la Germania; una diffidenza e un rallentamento che si sono evidenziati nello stesso vertice europeo di Sofia in cui è stata sì confermata la «prospettiva europea» promessa, ma evitando di impegnarsi per un'esplicita «adesione» e un nuovo «allargamento». Se da una parte vengono paventati rischi che un'Europa a 33 (con l'adesione immediata di alcuni degli stati balcanici) funzioni con maggiore difficoltà aprendo alla deriva verso la Russia e la Turchia, dall'altra c'è chi vede proprio nel rallentamento dei negoziati per l'integrazione europea con la regione balcanica un motivo in più per favorire alcune potenze globali nei loro intenti egemonici nell'area;

    allo stato attuale nei Balcani occidentali molti sono i player che si contendono il primato nell'area: principalmente Europa e Russia, ma anche Cina e Turchia; in particolare, Mosca sta assumendo un ruolo sempre più di primo piano e per la posizione geopolitica ritenuta determinante di alcuni Paesi della ex-Jugoslavia c'è il rischio che questi se ne servano quale strumento di pressione nei confronti dell'occidente e dell'Unione europea per rallentare le riforme interne improntate a un maggiore sviluppo delle istituzioni democratiche;

    i Paesi dei Balcani occidentali — come anche ribadito il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani in occasione del recente vertice di Sofia – «sono indissolubilmente legati alla Ue dalla geografia, dalla storia e dall'economia; sono già all'interno delle nostre frontiere e il processo di integrazione europeo non può essere completato senza di loro; occorre dare loro una prospettiva europea certa, per stabilità, sicurezza e prosperità di tutta l'area e dunque affermare con chiarezza l'irreversibilità del processo di adesione dei Balcani occidentali all'Unione europea»;

    in tale direzione occorre che il processo di integrazione sia sostenuto anche finanziariamente, con lo sviluppo di reti indispensabili all'interconnessione e agli scambi e dunque predisporre, nell'ambito del bilancio pluriennale europeo, un fondo ad hoc volto a stimolare gli investimenti nei Balcani occidentali;

    il prossimo vertice dell'Unione europea-Balcani occidentali dovrebbe tenersi in Croazia, durante la sua prossima presidenza nel 2020,

impegnano il Governo:

   a proseguire e a incrementare, sia a livello bilaterale con alcuni Paesi dei Balcani occidentali particolarmente strategici anche per gli interessi italiani, sia nelle sedi competenti europee, tutte le necessarie azioni volte a favorire il processo di adeguamento interno allineato all’acquis comunitario, al fine di non rallentare il processo di allargamento dell'Unione ai Balcani occidentali e accrescere il loro senso di appartenenza alla famiglia europea;

   ad attivarsi in tutte le sedi competenti affinché l'Italia svolga il suo tradizionale ruolo di ponte e di facilitatore nell'Unione, con altri Paesi membri e nell'ambito del processo di Berlino, al fine di favorire processi di stabilizzazione, in favore dell'integrazione dei Balcani occidentali quale priorità dell'Unione, tenendo conto che tale processo ha rilevanza strategica sia per l'Unione europea che per i Paesi dei Balcani, in quanto la crescita e lo sviluppo, il consolidarsi dei valori democratici, il contrasto di flussi migratori incontrollati e il controllo delle enclave di stampo criminale e terroristico, sono tutte condizioni atte a evitare il ritorno di conflitti e guerre nella regione, potenzialmente rischiose per la stabilità e la sicurezza dell'intera Unione europea.
(7-00062) «Pettarin, Valentini, Rossello, Battilocchio, Ruggieri, Sandra Savino, Cosimo Sibilia, Vietina».