• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/00109 (2-00109) «Fornaro, Palazzotto, Fassina».



Atto Camera

Interpellanza urgente 2-00109presentato daFORNARO Federicotesto diVenerdì 21 settembre 2018, seduta n. 48

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dello sviluppo economico, per sapere – premesso che:

   fino alla fine degli anni novanta Telecom era uno dei maggiori player mondiali del settore, presente in diversi Paesi del mondo e con una capacità tecnologica di tutto rispetto. Economicamente sana e adeguatamente capitalizzata, era perfettamente in grado di affrontare la sfida della globalizzazione. Nel 1997 il fatturato dell'epoca, convertito in euro, era di oltre 23 miliardi, i debiti sotto gli 8 miliardi, gli investimenti pari a circa 6,5 miliardi e oltre 120.000 i dipendenti;

   dopo vent'anni di privatizzazione, l'attuale Tim fattura 19,8 miliardi di oggi, ha circa 25 miliardi di euro di debiti, investe meno di 5 miliardi di euro, occupa circa 50.000 dipendenti in Italia e le partecipazioni estere si sono ridotte alla sola realtà del Brasile. Risulta quindi evidente che un ventennio di privatizzazione ha gravemente e fortemente impoverito il gruppo Tim;

   il problema principale di cui ha sofferto Telecom Italia, oggi Tim, è la sostanziale e continuativa instabilità della governance aziendale dalla privatizzazione ad oggi;

   gli ultimi mesi hanno consegnato uno scenario straordinariamente preoccupante con l'emersione di migliaia di potenziali esuberi e una feroce battaglia legale tra gli azionisti per il controllo del gruppo che rischia di mettere in secondo piano le scelte da compiere per garantirne la sopravvivenza e lo sviluppo, in un contesto sociale ed economico dove il Paese fa fatica a tenere il passo della crescita globale, anche a causa della endemica scarsità di grandi aziende;

   l'ascesa del gruppo Vivendi in Tim, con finalità legate in particolare al business dei contenuti, ha messo in evidenza la debolezza del sistema infrastrutturale del Paese in mano all'ex monopolista, tanto da spingere il Governo a invitare Cassa depositi e prestiti (CDP) ed Enel a costruire Reti in fibra (Open Fiber) per garantire l'innovazione digitale, con un enorme sforzo finanziario;

   la conseguenza di questa scelta è che oggi due soggetti (Tim e Open Fiber) sono impegnati a realizzare sostanzialmente una duplicazione dell'infrastruttura per la banda ultra larga con un'evidente spreco di risorse. Questa situazione rischia paradossalmente di rallentare il percorso della digitalizzazione del Paese;

   pur salutando con favore la decisione di Cassa depositi e prestiti di entrare nel capitale sociale di Tim, serve ora chiarire quale ruolo può avere la stessa Cassa depositi e prestiti nel futuro dell'azienda. Il suo ingresso nel capitale sociale con una quota di circa il 5 per cento, dovrebbe servire a dare stabilità di governance all'azienda, confermando e difendendo il profilo di public company e assicurare gli investimenti necessari allo sviluppo del Paese, la stabilizzazione finanziaria dell'azienda e le garanzie occupazionali dei dipendenti diretti e dell'indotto (altri circa 50.000 occupati);

   gli interpellanti ritengono fondamentale la difesa del patrimonio industriale e professionale dell'intero perimetro di Tim, della sua rete, dei suoi assets, anche a seguito di eventuali operazioni industriali e societarie che potrebbero determinarsi;

   lo scorporo della rete di telecomunicazioni dall'ex monopolista non trova nessun riscontro nel resto d'Europa, mentre pochissimi sono i casi nel mondo. Il progetto di societarizzazione della rete che Tim sta avviando deve necessariamente prevedere il riassorbimento sotto un'unica entità dell'esperienza Open Fiber e il suo mantenimento entro il perimetro del gruppo per evitare che il Paese perda un'azienda con una massa critica sufficiente a garantire gli elevati investimenti necessari;

   la nuova Tim dovrà garantire scelte di politica industriale coerenti con gli interessi generali del Paese in materia di innovazione, sviluppo digitale e sicurezza delle reti, dovrà valorizzare, innovare, difendere e sviluppare l'infrastruttura di rete nazionale, garantendone l'apertura con una nuova regolamentazione che garantisca le pari opportunità per tutti gli operatori del settore;

   il gruppo Tim ha enormi potenzialità e deve rimanere integro e ogni ipotesi che preveda lo «spezzatino» del gruppo deve essere respinta con decisione;

   la rete di Telecom si può a grandi linee dividere in due parti: la rete di distribuzione e la rete di giunzione. Nella rete cosiddetta fissa di distribuzione attualmente coesistono tre tecnologie per fornire servizi voce e dati. Bisogna tenere conto che, fra la terza e la prima categoria, gli apparati utilizzati in centrale sono molto ridotti sia in termini numerici sia in termini di occupazione di spazi, in quanto un solo apparato, denominato OLT (Optical Line Termination), di contenute dimensioni, sostituisce decine e decine di apparati. Questa parte della rete insieme alle centrali, con annessi sistemi di alimentazione e condizionamento, è la parte che Tim vuole destinare alla «Net-Co»;

   la rete di giunzione ha il compito di aggregare, smistare e indirizzare i dati da e verso la rete di distribuzione. La si può dividere a sua volta in due grandi macro reti: la rete dati e la rete trasmissiva. Nella rete di giunzione, oltre ad una elevata quantità di apparati, risiede «l'intelligenza della rete». È chiaro che se si parla di sicurezza del Paese è in questa parte della rete che si trovano tutte le informazioni e tutti i dati possibili e immaginabili, sensibili e non. Anche la rete mobile può essere divisa in due parti: la rete di distribuzione che si realizza via etere e la rete di giunzione che, con l'avvento del 4G e del 5G, è quasi del tutto coincidente con la stessa rete di giunzione del fisso. Questa è la parte che Tim sembra voler mantenere dentro la «Service-Co»;

   un eventuale controllo di garanzia sulla rete da parte del Governo deve essere esercitato sulla rete alta e una siffatta divisione con 22.000 lavoratori destinati alla rete «bassa», compresi coloro che ancora lavorano sulla rete alta, porterà in breve tempo corpose eccedenze –:

   se il Governo intenda acquisire ogni elemento utile per avere dettagliate informazioni sul piano industriale di Tim;

   se il Governo intenda, anche attraverso l'impegno diretto di Cassa depositi e prestiti, adottare iniziative per tutelare gli interessi di sistema, mantenendo la rete pubblica saldamente in mano allo Stato al fine di garantire scelte di politica industriale coerenti con gli interessi generali del Paese in materia di innovazione, sviluppo digitale e sicurezza delle reti, sviluppo dell'infrastruttura di rete nazionale e salvaguardia occupazionale.
(2-00109) «Fornaro, Palazzotto, Fassina».