• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/00070 (4-00070)



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-00070presentato daSERRACCHIANI Deboratesto diMartedì 17 aprile 2018, seduta n. 6

   SERRACCHIANI e PAITA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 3 aprile 2018, la DG Competition, divisione della Commissione europea che si occupa di concorrenza, ha inviato una comunicazione al Governo italiano minacciando di avviare la procedura di infrazione contro i porti italiani accusati di concorrenza sleale nei confronti delle altre banchine europee;

   la procedura di infrazione nei confronti dei porti italiani sarebbe dovuta al mancato pagamento delle tasse allo Stato italiano su concessioni e autorizzazioni; si farebbe così concorrenza sleale nei confronti delle altre banchine europee;

   la procedura di infrazione sarebbe rivolta anche verso lo Stato italiano «colpevole» di aver rinunciato ad una parte delle entrate;

   nella comunicazione delle autorità di Bruxelles, si apprende che l'Italia avrebbe un mese di tempo per dare gli opportuni chiarimenti;

   tale richiesta arriva peraltro in un momento particolare della situazione politica italiana, all'indomani delle elezioni, in presenza di un Governo dimissionario e nel corso di consultazioni per la formazione del nuovo Governo;

   l'associazione dei porti italiani ha immediatamente stigmatizzato tale annuncio in tema di applicabilità della tassazione fiscale sulle entrate da parte delle autorità di sistema portuale;

   nella missiva della Commissione si sostiene, infatti, che «con l'esenzione delle tasse alle autorità portuali italiane, che sono coinvolte in attività economiche, l'Italia rinuncia a una parte di entrate che costituiscono risorse economiche per lo Stato. Così la misura di esenzione – si aggiunge – si configura come perdita per le casse centrali»;

   appare pertanto evidente che le autorità comunitarie ritengono che le autorità di sistema portuale italiano svolgano attività economica, perché rilasciano autorizzazioni e concessioni e quindi le tasse portuali e i canoni dovrebbero essere soggetti alle imposte sui redditi;

   sempre secondo Assoporti, considerare l'attività di riscossione espletata dalle suddette autorità alla pari delle attività economiche di un'impresa di diritto privato, è da ritenersi un grave errore interpretativo, poiché tali autorità svolgono funzioni di regolazione e vigilanza poste in capo alle stesse e sono quindi da considerarsi di natura pubblica, in quanto deputate a un ruolo di coordinamento di politica dei trasporti;

   è del tutto evidente che tale imposizione costringerebbe le autorità di sistema portuale ad applicare canoni concessori e autorizzativi più alti, a discapito delle imprese che lavorano nei porti, mettendo così in seria difficoltà tutti gli scali italiani;

   si tratterebbe di una vera e propria «stangata fiscale», tale da provocare non solo una perdita di competitività degli scali italiani, ma da mettere in ginocchio l'intero sistema portuale italiano –:

   se il Governo non reputi necessario assumere iniziative per chiarire la normativa di riforma in materia di porti, al fine di consentire il superamento dell'ambigua ricostruzione comunitaria concernente il ruolo delle citate autorità e di tutelare la competitività del sistema portuale italiano.
(4-00070)