• Testo RISOLUZIONE IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.7/00050 (7-00050) «Toccafondi, Fusacchia».



Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00050presentato daTOCCAFONDI Gabrieletesto presentato Venerdì 14 settembre 2018 modificato Giovedì 13 settembre 2018, seduta n. 44

   La VII Commissione,

   premesso che:

    la scuola, per essere al passo con le esigenze degli studenti, per prepararli adeguatamente ad affrontare il futuro, deve puntare costantemente a migliorare se stessa, deve avere una visione internazionale ad essere sempre al passo con le innovazioni, usare al meglio le tecnologie ed essere al passo con i cambiamenti culturali e sociali;

    per avere la certezza di cosa e come migliorare bisogna, innanzitutto, conoscere il livello di preparazione oggettivo raggiunto dagli studenti su tutto il territorio nazionale, con metodi di valutazione omogenei da Palermo a Bolzano, da Aosta a Lecce, insomma con regole uguali in tutto il Paese;

    per creare e formare un corpo docente appropriato, rispetto alle esigenze dei ragazzi, affinché nessuno sia penalizzato e tutti possano crescere in conoscenza e competenze, bisogna farlo uniformemente in tutto il Paese;

    il test Invalsi – o prova nazionale – è un esame scritto che ha lo scopo di valutare i livelli di apprendimento in italiano, inglese e matematica degli studenti, elaborato in modo tale per avere dati generali sul sistema formativo e indicare eventuali criticità;

    tali test introdotti con la legge 25 ottobre 2007, n. 176, sono stati somministrati per la prima volta a scopo puramente statistico, nell'esame di Stato 2007/2008. Dal 2009 fino al 2017, la prova ha concorso nella valutazione finale dell'esame del primo ciclo di istruzione e, dal 2018, ne costituiscono un requisito di ammissione all'esame di Stato conclusivo del primo ciclo d'istruzione; dopo un periodo sperimentale, le suddette prove sono entrate strutturalmente nel percorso scolastico;

    i contenuti dei test, suddivisi in due parti – prova di matematica, prova d'inglese e prova di italiano – sono stati realizzati dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema dell'istruzione – Invalsi – ente di ricerca, soggetto alla vigilanza del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (Miur), che si occupa del rilevamento dell'apprendimento e dell'efficacia del percorso scolastico;

    le prove sono standard per tutto il territorio nazionale e sono costituite da domande chiuse, con risposte a scelta multipla e domande aperte, nonché da esercizi di matematica e linguistici. Hanno caratteri di standardizzazione e sono svolte in un tempo che va dai 45 ai 90 minuti;

    le domande sono redatte da docenti localizzati su tutto il territorio nazionale e preparati attraverso appositi seminari. Queste vengono sottoposte ad un'analisi qualitativa da gruppi di esperti disciplinari, al fine di selezionare e rivedere quelle da inviare al pretest. Le domande selezionate vengono, infatti, testate su campioni di alunni per verificarne la validità e la stabilità sulla base di elaborazioni statistiche e caratteristiche psicometriche;

    i criteri secondo i quali sono preparate le prove Invalsi sono quattro: a) standardizzazione; b) corrispondenza con le indicazioni nazionali; c) accessibilità – i test devono essere accessibili a tutti, in base al grado di sviluppo cognitivo dell'età –; d) diversificazione dei livelli di difficoltà delle domande. In questo modo si distinguono non solo gli alunni bravi e meno bravi, ma anche quelli molto bravi;

    lo stesso Ministro Bussetti ha dichiarato che le prove Invalsi servono, ma vanno migliorate e resteranno come strumento di valutazione dell'intero sistema scolastico. Non si esclude la loro revisione con strumenti in grado di misurare, oltre all'apprendimento, anche le capacità personali dello studente nell'affrontare le situazioni di criticità, come fanno già molti Paesi dell'Ocse;

    il rapporto 2018 dell'Invalsi, che è soprattutto uno strumento messo a disposizione dei decisori politici, mette bene in luce il fatto che un intervento di riequilibrio e prevenzione della dispersione scolastica non sarebbe efficace se non partisse già dalla scuola elementare, se non addirittura ancora prima: molti studiosi sostengono che, a 6/7 anni, i giochi sono in buona parte già fatti;

    negli anni, le prove Invalsi hanno messo a disposizione dati omogenei per analisi di comparazione a livello nazionale, consentendo di mettere a fuoco meglio, con opportune basi statistiche, quello che tutti sappiamo: la grande disomogeneità dei livelli di istruzione sul territorio nazionale;

    è noto da anni che il sistema scolastico italiano soffre di un deficit di qualità e di quantità: studiare a Caltanissetta non offre, purtroppo, le stesse opportunità che a Trento. In tale sistema esiste una forte disparità di valutazione, altrimenti non ci si riuscirebbe a spiegare perché a Milano solo un maturando su 381 è valutato meritevole di lode, e a Crotone uno ogni 35,

impegna il Governo

a proseguire nell'azione di valutazione del sistema dell'Invalsi, a migliorare le attività di istruzione e la preparazione degli studenti, anche attraverso il monitoraggio costante e continuo, prevedendo, nel percorso valutativo, anche l'inserimento di altre competenze come soft skills, al fine di avere, sull'intero territorio nazionale, un sistema di istruzione omogeneo e al passo con gli altri Paesi dell'area Ocse.
(7-00050) «Toccafondi, Fusacchia».