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Atto a cui si riferisce:
C.1/00031    premesso che:     il fenomeno dell'assenteismo e dei cosiddetti «furbetti del cartellino» è sempre molto diffuso all'interno della pubblica amministrazione;...



Atto Camera

Mozione 1-00031presentato daBELOTTI Danieletesto diMartedì 11 settembre 2018, seduta n. 42

   La Camera,

   premesso che:

    il fenomeno dell'assenteismo e dei cosiddetti «furbetti del cartellino» è sempre molto diffuso all'interno della pubblica amministrazione;

    i casi di dipendenti pubblici che timbrano a ripetizione per colleghi assenteisti è balzato agli onori della cronaca molto spesso, come ad esempio nei giorni scorsi con l'arresto di ben 26 dipendenti della provincia e del genio civile di Massa Carrara;

    comportamenti di questo genere, oltre a creare un danno patrimoniale alla pubblica amministrazione, provocano un pesante danno di immagine verso i dipendenti pubblici onesti che vengono così demotivati nelle loro attività quotidiane;

    i tradizionali strumenti elettronici atti a rilevare le presenze dei dipendenti attraverso la strisciata del badge, come si è potuto vedere, sono facilmente aggirabili da personale in malafede;

    sul mercato sono stati introdotti marcatempo elettronici con impronta digitale per rilevazione presenze sul lavoro adottati da diverse aziende private;

    il Garante per la protezione dei dati personali con provvedimento n. 357 del 15 settembre 2016 ha autorizzato il primo ente pubblico, nel caso specifico l'azienda ospedaliero-universitaria «San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona» di Salerno, all'installazione di «un sistema di lettura di dati biometrici mediante parziale identificazione dell'impronta digitale», con la finalità di «garantire la sicurezza degli accessi e [la] prevenzione dall'uso fraudolento dei tesserini magnetici» e «allo scopo di contrastare il fenomeno dell'assenteismo»;

    tale provvedimento ha lo scopo non solo di «riscontrare con certezza la prestazione lavorativa del dipendente, ma soprattutto, di dare certezza di cura al paziente», tutelando «la salute pubblica come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività», ma anche di prevenire una condotta «per cui il dipendente infedele va a marcare al posto di un insieme di colleghi collusi, in realtà assenti sul lavoro»;

    l'installazione di questo sistema si colloca in un più ampio quadro di iniziative quali, in particolare, l'irrogazione di sanzioni disciplinari (il licenziamento senza preavviso sarebbe già stato disposto nei confronti dei dipendenti interessati da misure cautelari) e l'adozione di uno specifico regolamento per la disciplina dell'orario di lavoro (deliberazione del direttore generale n. 1030 del 27 novembre 2014) «recante disposizioni, tra l'altro, in materia di utilizzo del badge marcatempo; responsabilità del Direttore di struttura nella vigilanza e regime sanzionatorio delle inosservanze»;

    in molti casi le specifiche responsabilità poste in capo al direttore di struttura non sono da considerarsi sufficienti quando questo «essendo impegnato per gran parte del tempo lavorativo nella proprie pratiche operative, risulta spesso, nell'oggettiva difficoltà di verificare puntualmente e sistematicamente l'effettiva presenza di tutti i dipendenti»;

    il rilevatore ad impronte «non memorizza in alcun modo il dato biometrico, residente sul badge e letto solo al momento della timbratura»;

    il sistema prevede che il dipendente appoggi sia il badge che il dito sul marcatempo che confronta le informazioni lette trasmettendo al sistema centrale, in caso positivo, le sole informazioni di timbratura (matricola, data e ora, causale);

    è garantita la «volatilità del dato», quindi non c'è memorizzazione del dato biometrico in alcun database, né sotto forma di codifica numerica né, tantomeno, sotto forma di immagine;

    non vi è nemmeno la trasmissione in rete del dato biometrico che verrebbe ad essere residente in forma numerica crittografata sul badge in possesso e ad uso esclusivo del dipendente: il sistema è in grado di rilevare il cosiddetto «dito vivo» e di evitare comportamenti fraudolenti (copia dell'impronta in silicone e altro) ma non prevede l'associazione dei dati biometrici con ulteriori informazioni riferite al dipendente;

    il marcatore di dati biometrici rientra nell'ambito di applicazione della disciplina posta in materia di protezione dei dati personali, nella misura in cui l'azienda intende acquisire nella fase di enrollment le informazioni desumibili dall'impronta dei dipendenti – memorizzandole sul badge affidato nella disponibilità di questi ultimi – per utilizzarle quindi in procedure di identificazione. Quelli biometrici, infatti, sono dati personali «direttamente, univocamente e in modo tendenzialmente stabile nel tempo, collegati all'individuo e denotano la profonda relazione tra corpo, comportamento e identità della persona» e il loro impiego per la specifica finalità di rilevazione delle presenze in servizio, che l'azienda intende perseguire e per la quale correttamente è stata presentata al Garante apposita istanza ai sensi dell'articolo 17 del codice, non è contemplato tra le ipotesi di trattamento «esonerato» dalla presentazione di istanza di verifica preliminare (cfr. provvedimento generale prescrittivo in tema di biometria n. 513 del 2014 cit., punto 4);

    il trattamento dei dati personali relativi alla rilevazione delle presenze e dell'orario di lavoro è riconducibile alle finalità perseguite dai soggetti pubblici quali datori di lavoro all'interno di un preciso quadro normativo che prevede specifici obblighi di controllo e conseguenti responsabilità in capo alle competenti funzioni delle pubbliche amministrazioni nell'ambito delle finalità e dei compiti istituzionali ad essi normativamente assegnate tra cui anche, nei casi in cui ne ricorrano i presupposti, la promozione delle conseguenti azioni disciplinari, salve le eventuali responsabilità sul piano penale e contabile (cfr. articoli 55 e successivi, del decreto-legge n. 165 del 2001 e, in particolare, articolo 54-quater nel testo introdotto dal decreto-legge 20 giugno 2016, n. 116; e articoli 18, 19, comma 1, del codice; sul punto, seppure con riferimento al caso, in parte diverso, di trattamento di dati a scopo di verifica sulle assenze, provvedimento 5 giugno 2014, n. 281, doc. web n. 3275942),

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative per la progressiva sostituzione negli uffici pubblici dei tradizionali «timbracartellino» con badge con marcatempo elettronici che abbinino al tesserino magnetico la rilevazione dell'impronta digitale.
(1-00031) «Belotti, Molinari, Andreuzza, Badole, Basini, Bazzaro, Bellachioma, Benvenuto, Bianchi, Billi, Binelli, Bisa, Boldi, Boniardi, Bordonali, Claudio Borghi, Bubisutti, Caffaratto, Cantalamessa, Caparvi, Capitanio, Vanessa Cattoi, Cavandoli, Cecchetti, Centemero, Cestari, Coin, Colla, Colmellere, Comaroli, Comencini, Covolo, Andrea Crippa, Dara, De Angelis, De Martini, D'Eramo, Di San Martino Lorenzato Di Ivrea, Donina, Fantuz, Ferrari, Fogliani, Formentini, Foscolo, Frassini, Furgiuele, Gastaldi, Gerardi, Giaccone, Giacometti, Giglio Vigna, Gobbato, Golinelli, Grimoldi, Gusmeroli, Iezzi, Invernizzi, Latini, Lazzarini, Legnaioli, Liuni, Lo Monte, Locatelli, Lolini, Eva Lorenzoni, Lucchini, Maccanti, Maggioni, Marchetti, Maturi, Morelli, Moschioni, Murelli, Alessandro Pagano, Panizzut, Paolini, Parolo, Patassini, Patelli, Paternoster, Pettazzi, Piastra, Potenti, Pretto, Racchella, Raffaelli, Ribolla, Saltamartini, Sasso, Segnana, Stefani, Tarantino, Tateo, Tiramani, Toccalini, Tomasi, Tombolato, Tonelli, Turri, Valbusa, Vallotto, Vinci, Viviani, Zanotelli, Zicchieri, Ziello, Zoffili, Zordan».