• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00487 LANNUTTI, DESSI', CASTALDI, AIROLA, DI NICOLA, PESCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che: nei giorni...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00487 presentata da ELIO LANNUTTI
martedì 7 agosto 2018, seduta n.033

LANNUTTI, DESSI', CASTALDI, AIROLA, DI NICOLA, PESCO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nei giorni scorsi sono arrivati al Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) i dossier di Cortina d'Ampezzo, Milano e Torino per l'organizzazione delle olimpiadi invernali del 2026, dopo la bocciatura delle olimpiadi a Roma da parte del sindaco e della Giunta capitolina;

in particolare relativamente alla candidatura di Roma ai giochi del 2024, è stata aperta dalla Procura della Corte dei conti un'indagine sul bilancio del comitato che la sosteneva. Si tratterebbe dell'affidamento a Coni Servizi della gestione del progetto a sostengo della candidatura della capitale alla 33a edizione delle olimpiadi e di un primo stanziamento da 2.681.000 euro a favore di "attività propedeutiche alla candidatura". In pratica "fondi da coprire con le risorse concesse a Roma 2024 dalla legge di stabilità 2016. Due milioni per il 2016 e 8 per il 2017", come si legge su un articolo online de "la Repubblica" del 31 maggio 2017;

considerato che:

un articolo online del 3 agosto 2018 di "regioni" riporta: «"Benvenuta la candidatura italiana a tre città per le Olimpiadi invernali del 2026". Il Cio benedice con una nota l'operazione varata dal Coni e dal suo presidente Giovanni Malagò in linea con le indicazioni della Presidenza del Consiglio dei ministri. "Il Cio - aggiunge il comitato olimpico internazionale - continuerà a lavorare con il Coni e le tre città nello sviluppo di un progetto in linea con le riforme dell'agenda olimpica 2020 e le nuove norme che hanno modificato il processo di candidatura al 2026". "L'unione delle tre sedi - si legge, nella nota del Cio - dimostra la forza del nuovo processo di candidatura. L'Italia è entrata nella fase di dialogo senza impegno entro la scadenza del 31 marzo 2018 e ha condotto studi di fattibilità, prima di confermare il proprio progetto. Il Cio continuerà a collaborare con il Coni e le tre città per fornire competenze, contribuendo allo sviluppo di piani in linea con le riforme dell'agenda olimpica 2020 e della nuova normativa, che hanno modellato il processo di candidatura 2026 per garantire che i progetti soddisfino le esigenze a lungo termine di città, regioni e Paesi ospitanti"»;

lo sport è fondato su valori importanti quali lealtà, spirito di squadra e rispetto dell'avversario, valori che sottintendono un'etica e una morale che consentono di acquisire una maturità nella pratica sportiva e nella vita, al punto che il Coni per evitare comportamenti scorretti, si è dotato di un codice di comportamento sportivo per elencare i doveri fondamentali, inderogabili e obbligatori, di lealtà, correttezza e probità previsti e sanzionati dagli statuti e dai regolamenti del Coni, delle federazioni sportive nazionali, ivi compresi quelli degli organismi rappresentativi delle società, delle discipline sportive associate, degli enti di promozione sportiva e delle associazioni benemerite. I tesserati alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate, agli enti di promozione sportiva e alle associazioni benemerite, in qualità di atleti, tecnici, dirigenti, ufficiali di gara, e gli altri soggetti dell'ordinamento sportivo, in eventuali altre qualifiche, comprese quelle di socio cui è riferibile direttamente o indirettamente il controllo delle società sportive, sono tenuti all'osservanza del codice, la cui violazione costituisce grave inadempimento meritevole di adeguate sanzioni. L'ignoranza del codice non può essere invocata a nessun effetto. Il garante del codice di comportamento sportivo, istituito presso il Coni, adotta istruzioni, vigila sulla corretta attuazione del codice e segnala ai competenti organi degli enti di appartenenza i casi di sospetta violazione, ai fini del conseguente giudizio disciplinare, fermi restando i poteri di controllo del Coni;

considerato inoltre che, da quanto si apprende da notizie di stampa:

l'attuale presidente del Coni Giovanni Malagò, che avrebbe il dovere di garantire la lealtà sportiva e l'esempio di massima probità, non solo agli occhi degli sportivi, ma anche delle giovani generazioni, si sarebbe macchiato di gravissimi episodi di corruzione nei confronti dei bidelli e personale universitario de "La Sapienza" per passare 3 esami senza però sostenerli;

un dossier arrivato nelle redazioni dei giornali ha raccontato come il presidente del Coni avrebbe corrotto bidelli e personale universitario per passare, senza mai sostenere, gli esami di Economia e politica (30 e lode), Istituzioni di diritto privato (30) e Diritto commerciale (sempre 30). Quella di Malagò sarebbe quindi una laurea irregolare;

si legge in un articolo apparso su "L'Onesto" il 30 dicembre 2014: «Il diploma del presidente del Coni è stato infatti annullato nel 2000 "a causa della dichiarata nullità di tre esami da parte della Corte d'Appello della Capitale". (...) Malagò si difende affermando: "Non ho mai subito condanne penali, i magistrati non hanno dimostrato nulla né in un senso né in un altro ed è rimasta sospesa solo la parte amministrativa. Io però ho sempre negato le accuse, ma visto che mi hanno annullato la laurea ho ridato gli esami sub judice". (...) ha quindi ridato gli esami incriminati a Siena, e non a Roma, nell'università in cui si era laureato»;

si legge in un articolo pubblicato da "Libero" il 30 dicembre 2014: «Il presidente del Coni nel processo con rito abbreviato del '93 aveva portato dei testimoni che confermassero che lui il 19 ottobre 1978 (Istituzioni di diritto privato, voto 30 e lode), il 5 febbraio 1980 (Economia politica II, voto 30) e il 12 febbraio 1981 (Diritto commerciale, voto 30) si era regolarmente presentato agli esami. Per il giudice istruttore Giuseppe Pizzuti, che lo condannò, i "tre testi a discarico indicati da Malagò" o si dimostrarono "irrilevanti" (uno dichiarò di nulla sapere) o non apparvero "affidabili sia per la circostanza che i fatti riferiti risalivano a molti anni prima, sia per gli antichi rapporti di amicizia ricorrenti con l'imputato". La toga ritenne più credibili i professori che con gli inquirenti disconobbero le proprie firme su verbali e statini degli esami, mentre uno dei bidelli condannati per aver truccato quei documenti su incarico degli studenti dichiarò che, tra i giovani che lo corruppero, ricordava "di nome Malagò Giovanni". Alla fine Pizzuti lo prosciolse per "intervenuta prescrizione" dal reato di falsità materiale (per aver contraffatto verbali e statini) e per "intervenuta amnistia" da quello di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (per esempio "per aver falsamente denunciato lo smarrimento del libretto universitario come quasi tutti gli altri condannati"), ma lo condannò a un anno e dieci mesi di reclusione per concorso in corruzione (ai dipendenti universitari furono consegnate "rilevanti somme di denaro da numerosissimi studenti") e "concorso in falso ideologico per inganno". Nel 1999 la Corte d'Appello evidenzia quindi che "gli enunciati elementi di accusa per la loro molteplicità, concordanza e univocità costituiscono piena prova a carico del Malagò" e lo proscioglie solo "per l'intervenuta prescrizione". Infatti nella sentenza dei giudici Luigi Gueli, Carla Podo e Matilde Cammino si legge che "non si ravvisano prove evidenti, idonee all'assoluzione nel merito dell'imputato" e che perciò "debbano essere mantenute ferme le dichiarazioni di falsità documentali, accertate, espresse nel dispositivo della sentenza impugnata"»,

si chiede di sapere:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se intenda attivarsi, per quanto di competenza, al fine di fare chiarezza su quanto riportato dalla stampa circa la falsità dei verbali e degli statini degli esami mai sostenuti dal Malagò e di conseguenza del suo diploma di laurea, nonché relativamente all'indagine aperta dalla Corte dei conti per danno erariale sull'affidamento a Coni servizi della gestione del citato progetto;

se non ritenga che la condanna definitiva per falsità documentali del presidente Malagò confligga con il codice di comportamento sportivo e i doveri fondamentali e se non consideri, anche alla luce del cattivo esempio offerto dal suo massimo rappresentante in deroga ai principi sui quali si fonda lo sport, il commissariamento del Coni.

(4-00487)