• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/00323 (5-00323)



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-00323presentato daBUSINAROLO Francescatesto diVenerdì 3 agosto 2018, seduta n. 38

   BUSINAROLO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

   il lago di Garda, fino agli anni ‘60 in buone condizioni, legate ad una situazione di equilibrio con la natura circostante, ha avuto un peggioramento negli anni ‘70, a causa dell'urbanizzazione selvaggia, del turismo di massa e dell'agricoltura moderna basata sull'utilizzo di fertilizzanti artificiali, che hanno intaccato tale equilibrio; in quegli anni si pensò di risolvere la situazione attraverso una tecnologia che compensasse lo squilibrio diffuso, ovvero intercettare i reflui prima del loro ingresso nel lago e provvedere alla loro depurazione abbattendo le sostanze nutrienti in esso contenuti. Fu scelta la grande opera centralizzata, mentre fu trascurata la separazione delle reti idriche fognarie a livello comunale;

   dagli anni ‘80 ad oggi i due consorzi interessati alla salvaguardia del lago, quello veronese e quello bresciano, hanno dovuto rifare gli impianti diverse volte e sostituire le mega condotte, ma, nel contempo, diverse amministrazioni comunali approvavano nuove colate di cemento, concedendo di costruire seconde case, residence e altre costruzioni, che hanno contribuito a intasare di scarichi il vecchio collettore, fino a provocare lo «stop» ai liquami;

   da tale situazione è nata l'esigenza della realizzazione di un maxi progetto, ovvero la realizzazione di un nuovo collettore-bis sulla sponda bresciana, separato rispetto al maxi impianto della sponda veronese, a sua volta da rinnovare quasi completamente: si tratta di un progetto dai costi molti alti, per 220 milioni di euro, da realizzare in 8 anni, costituito da oltre 100 chilometri di condutture divise tra Lombardia e Veneto, tutte da rifare, con un evidente grave impatto ambientale;

   il 20 dicembre 2017 è stato firmato, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il protocollo di intesa tra lo stesso dicastero, la regione Veneto e la regione Lombardia, che di fatto ha avviato l’iter dell'opera per il futuro della più grande area lacustre del Paese, a cui è seguita la relativa convenzione operativa, con l'istituzione della cabina di regia, a cui spetta il compito di coordinare le complesse attività di programmazione, progettazione e realizzazione delle opere di collettamento e depurazione;

   come riportato dal Protocollo di intesa i lavori, dal costo di 220 milioni di euro, prevedono uno stanziamento di 100 milioni di euro da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a cui si aggiungono un primo contributo di 300 mila euro già stanziato dalla regione Veneto e 700 mila in via di anticipazione da parte del Ministero, mentre la restante quota di 119 milioni e 700 euro è coperta dalle tariffe d'ambito dei due ambiti territoriali ottimali (ATO) competenti sul Garda;

   a giudizio dell'interrogante il progetto relativo alla realizzazione del maxi collettore avrà un enorme impatto ambientale a danno dei territori e delle popolazioni residenti, che saranno penalizzate da lunghi anni di lavoro necessari al completamento dell'opera –:

   sulla base di quali criteri il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare abbia stanziato la somma di 100 milioni di euro da destinare alla realizzazione del progetto relativo al nuovo maxi collettore del Garda e se, alla luce di quanto esposto in premessa, il Ministro interrogato intenda assumere iniziative al fine di prevedere una nuova destinazione della somma stanziata a favore di ipotesi alternative alla realizzazione del progetto sul nuovo collettore del Garda, che presentino costi meno elevati e un minore impatto ambientale.
(5-00323)