• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00443 FATTORI, GIARRUSSO, TRENTACOSTE, EVANGELISTA, LANNUTTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che: il secondo rapporto sulle agromafie e...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00443 presentata da ELENA FATTORI
lunedì 30 luglio 2018, seduta n.028

FATTORI, GIARRUSSO, TRENTACOSTE, EVANGELISTA, LANNUTTI - Al Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo - Premesso che:

il secondo rapporto sulle agromafie e crimini agroalimentari in Italia di Eurispes mostra come da un'attenta analisi della catena del valore in agricoltura emerge che in Italia negli ultimi decenni si è verificato, soprattutto nel settore agroalimentare, un sospetto e preoccupante aumento di intermediari tra il produttore e il consumatori; un numero crescente di soggetti presenti nella realizzazione del prodotto finale che ha di fatto determinato un allungamento della filiera produttiva con pesanti ricadute sulla competitività;

uno studio realizzato nel 2012 da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), sulla catena del valore riguardante i prodotti finali dell'agricoltura e quella relativa ai prodotti finali nell'industria alimentare, mostra uno squilibrio evidente tra i diversi soggetti della filiera: nel 2009 per ogni 100 euro spesi dalle famiglie in prodotti agricoli destinati al consumo fresco e negli altri beni e servizi della branca, 7 euro sono stati spesi in prodotti finali agricoli esteri, 20 nella branca agricola produttrice, mentre oltre il 70 per cento (73 euro) è stato destinato sia al settore commerciale, distributivo e del trasporto che al pagamento delle imposte sul consumo;

anche nel 2016 le associazioni di categoria hanno rilevato una crescente asimmetria tra prezzo al produttore e prezzo finale con un rincaro del 300 per cento sul prezzo al consumatore per i prodotti di stagione come albicocche, meloni, angurie e insalata, dove tuttavia solo un quarto del prezzo finale corrisponde alla remunerazione del produttore con distorsioni provocate dall'allungamento della filiera;

la "guerra del grano" del luglio 2016 ha portato nel giro di un anno le quotazioni del grano duro destinato alla pasta a perdere il 43 per cento del valore, con un prezzo di 18 centesimi al chilo, mentre quelle del frumento tenero (adoperato per la panificazione) sono calate del 19 per cento arrivando a 16 centesimi al chilo con i compensi per gli agricoltori che sono tornati ai livelli di 30 anni fa. Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) "Risulta che enormi quantità di grano italiano sono state esportate nel Nord Africa, insieme all'arrivo, in contemporanea con i raccolti di navi piene di frumento provenienti da Paesi terzi", come pubblicato online su "la Repubblica" il 17 luglio 2016. In altre parole, l'abbinamento di importazione selvaggia e distorsione della filiera ha causato un danno sia ai produttori che ai consumatori: mentre i primi si sono trovati costretti a svendere il loro prodotto di qualità, i secondi hanno visto aumentare i prezzi dei prodotti finiti a scapito della qualità e dell'origine garantita;

a parere degli interroganti il problema è rappresentato dall'asimmetria contrattuale: in un Paese fatto per lo più di piccole e medie imprese la grande concentrazione della distribuzione nelle mani della grande distribuzione organizzata genera elementi di distorsione. La grande distribuzione diventa l'elemento potentissimo che controlla l'accesso al mercato in un'asimmetria della filiera dove l'elemento fragile è il mondo della produzione primaria estremamente frastagliato e poco incline all'aggregazione e quindi incapace di reale forza negoziale. Lo squilibrio, non consentendo la copertura dei costi delle aziende agricole produttrici, purtroppo comporta uno sfruttamento del lavoro con compensi orari non dignitosi per i lavoratori e causa un aumento del fenomeno del caporalato;

considerato che:

secondo i dati della campagna "ASTEnersi" la grande distribuzione organizzata gestisce circa il 70 per cento degli acquisti alimentari; dal punto di vista di chi produce, agricoltori e industriali, è di conseguenza il canale di distribuzione più importante, spesso l'unico, sul mercato;

lo sbilanciamento dei prezzi con scarsa remunerazione del produttore, che spesso non riesce a coprire neanche i costi di produzione, è aggravata dal meccanismo delle "aste a doppio ribasso" ovvero l'uso di piattaforme in cui i produttori fanno offerte su richiesta della grande distribuzione che sceglie dapprima il miglior offerente per poi riaprire l'asta partendo dal prezzo più basso precedentemente determinato; strettamente collegato al fenomeno delle aste al doppio ribasso è la vendita "sotto costo" dei prodotti alimentari;

la gran parte dei supermercati segue la strategia del "sotto costo", ritenuto il metodo più efficace per non far diminuire le vendite in un periodo di crisi in cui il potere di acquisto delle famiglie è calato sensibilmente, una modalità di vendita che tuttavia riduce per il consumatore la percezione della qualità del prodotto venduto prediligendo la campagna sul prezzo basso;

meccanismi come il "sotto costo" e le aste on line distruggono l'intera filiera dell'agricoltura perché alterano i rapporti tra grande distribuzione organizzata e consumatore facendo pagare il costo più elevato all'ambiente e ai produttori, oltre a incentivare lo sfruttamento dei lavoratori e il caporalato contro il quale il Parlamento si è pronunciato approvando la legge 29 ottobre 2016, n. 199, a parere degli interroganti rimasta in gran parte inapplicata;

nel 2013 l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condotto un'indagine conoscitiva nel settore della grande distribuzione, con un focus sul rapporto coi fornitori: un'indagine resa necessaria dalle segnalazioni dei fornitori della grande distribuzione su "presunti comportamenti vessatori" e "anti-concorrenziali" delle catene di distribuzione "in fase di contrattazione delle condizioni di acquisto dei prodotti", dal quale emerge che, in media, l'incidenza di sconti e contributi è pari al 24,2 per cento del fatturato delle singole aziende;

secondo uno studio del settembre 2016 condotto dalla società di consulenza IRI, ogni 32 euro di spesa su 100 vengono effettuati in presenza di un'offerta;

il decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, altrimenti conosciuto come "cresci Italia", all'art. 62, comma 2, sancisce il divieto di imporre ai produttori condizioni gravose, extracontrattuali e retroattive;

considerato infine che:

a dimostrazione della concretezza di quanto sin qui esposto fonti di stampa (si veda un articolo riportato su "internazionale" il 25 luglio 2018) hanno portato all'attenzione l'atteggiamento del gruppo Eurospin che recentemente ha indetto un'asta a doppio ribasso portando i prezzi di bottiglie di pomodori al di sotto della soglia minima di costo di 32 centesimi, arrivando addirittura a 21,5 centesimi per bottiglie da 400 grammi e a 31,5 per quelle da 700 grammi, per un totale di 20 milioni di bottiglie acquistate al di sotto del costo di produzione;

inizia in questi giorni il periodo di raccolta dei pomodori e questo tipo di atteggiamento aziendale all'interno della filiera produce forti ripercussioni sui lavoratori, vittime di un gioco al ribasso che favorisce i caporali,

si chiede di sapere:

quali misure il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per contrastare il fenomeno delle "aste a doppio ribasso";

quali iniziative, anche di carattere normativo, intenda adottare per garantire un maggiore sostegno alle imprese produttrici legando il prezzo di vendita ai costi complessivi di produzione;

quali iniziative intenda intraprendere per promuovere l'aggregazione tramite le organizzazioni dei produttori (OP) e le organizzazioni interprofessionali (OI), al fine di rendere più virtuosa e trasparente la filiera.

(4-00443)