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Atto a cui si riferisce:
C.1/00027    premesso che:     è dovere delle istituzioni del nostro Paese assicurare protezione efficace, duratura e tempestiva a tutti coloro che subiscono violenze nei contesti...



Atto Camera

Mozione 1-00027presentato daMUGNAI Stefanotesto diMercoledì 25 luglio 2018, seduta n. 33

   La Camera,

   premesso che:

    è dovere delle istituzioni del nostro Paese assicurare protezione efficace, duratura e tempestiva a tutti coloro che subiscono violenze nei contesti familiari, extrafamiliari o istituzionali;

    l'Italia è vincolata al rispetto delle Convenzioni europee e internazionali, sottoscritte e ratificate, che impegnano il nostro Paese nella lotta contro ogni tipo di violenza ai danni di persona adulta o minorenne e a dare tutela, protezione e cura a coloro che subiscono tali violenze, si vedano la Convenzione sui diritti del fanciullo, la Convenzione di Lanzarote e altre;

    nel nostro Paese oltre 30.000 bambini e adolescenti sono stati allontanati dalla famiglia di origine e vivono in comunità residenziale o in famiglia affidataria, quindi è alto il dovere di vigilanza a carico dei servizi territoriali e delle istituzioni;

    tale protezione non fu garantita ai bambini e agli adulti che, a partire dal 1977 fino ai giorni nostri, furono inseriti dai servizi territoriali e dal tribunale per i minorenni di Firenze nella comunità «Il Forteto» dove, come provato dalla sentenza 19 giugno 2015, per decenni subirono ogni forma di violenza sessuale, psicologica, fisica, emotiva, nonché sfruttamento del lavoro minorile su istigazione del capo della comunità, nonché setta, ovverosia Rodolfo Fiesoli, che tra l'altro insieme al cofondatore Luigi Goffredi, si avvalevano di falsi titoli di studio come quello in psicologia;

    con la sentenza del dicembre 2017 la Corte di Cassazione ha sancito, in via definitiva, che il Forteto era un luogo non di accoglienza ma di sevizie e violenze, fisiche e psicologiche – una vera e propria setta, articolata formalmente in un'associazione, una fondazione e, appunto, una cooperativa agricola – e che al Forteto le violenze si sono veramente verificate, confermando la responsabilità accertata dalla Corte d'appello che aveva inflitto al fondatore della comunità, Rodolfo Fiesoli, «il profeta», una pena di 15 anni e 10 mesi di reclusione per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di numerosi ragazzi affidati alla comunità, molti dei quali hanno rivissuto i drammi subiti testimoniando davanti alla Corte le innumerevoli sevizie;

    la Corte di Cassazione aveva rinviato alla stessa corte d'appello la ridefinizione giuridica di un reato (la violenza sessuale di gruppo su un minore invece della violenza sessuale tout court) e una conseguente diversa quantificazione della pena;

    su tale punto, gli avvocati di Rodolfo Fiesoli hanno sostenuto che, essendo la pena ancora da quantificare in modo completo, il verdetto di condanna da parte della Corte di Cassazione non potesse ritenersi definito e quindi l'imputato doveva essere scarcerato: la corte di appello di Firenze, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha rigettato la richiesta proposta nell'interesse di Rodolfo Fiesoli di annullamento dell'ordine di esecuzione emesso dalla locale procura generale e ha rideterminato la pena in concreto eseguibile allo stato in quella di sei anni e due mesi di reclusione;

    la Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso degli avvocati di Fiesoli poiché «la pena posta in esecuzione non è stata ancora determinata con pronuncia sul punto irrevocabile» specificando altresì che «il fatto che il risultato finale non potrà consistere in una pena inferiore a quella ora posta in esecuzione non significa che la pena sia stata già definita»;

    accogliendo il ricorso proposto dai difensori di Rodolfo Fiesoli, fondatore della comunità, contro l'ordine di carcerazione emesso avverso quest'ultimo dalla procura generale di Firenze il 22 dicembre 2017, si è permesso al Fiesoli di uscire dal carcere e così lasciare andare in frantumi i due anni di processo e le oltre novanta udienze sulla vicenda della comunità «Il Forteto», quando il 5 luglio 2018 la prima sezione della Corte di Cassazione ha nuovamente disposto la scarcerazione di Fiesoli;

    ferma restando la valutazione giudiziale in merito alle decisioni concernenti la scarcerazione di Fiesoli, considerato tuttavia che lo stesso è sottoposto ad una condanna definitiva, si ritiene necessario verificare ogni aspetto in ordine al computo e alla esecuzione delle misure restrittive della libertà personale, ribadendo la posizione in merito alle garanzie costituzionali, ma in un ragionevole equilibrio rispetto alla considerazione della gravità dei reati per i quali il predetto è stato condannato;

    «il Forteto» è sempre stato considerato da Legacoop, dalle istituzioni e dalla sinistra toscana una best practice dal punto di vista non solo produttivo ma anche educativo, al punto da essere associato alla scuola di Don Milani. Si è invece scoperto essere un luogo non di accoglienza ma di sevizie e violenze, fisiche e psicologiche;

    sono più di 100 le persone adulte e minorenni vittime dirette e indirette del sistema violento e perverso rappresentato dalla comunità de «il Forteto» all'interno della quale da sempre la vita è organizzata secondo alcune teorie manipolative e violente tese ad annullare l'identità dei singoli e ad asservirli ad un sistema chiuso e istituzionalizzante nonché a forme di relazione funzionali al mantenimento del controllo da parte del Fiesoli e del gruppo a lui vicino; alcuni esempi: la famiglia naturale doveva essere abbattuta e sostituita con una «famiglia funzionale», cioè una finta coppia composta da un uomo e una donna non realmente uniti da alcun vincolo cui il Fiesoli faceva affidare bambini dai servizi e dal tribunale per i minorenni di Firenze; uomini e donne – anche se ufficialmente sposati – dovevano vivere separatamente, e l'unica forma consentita di rapporto affettivo e sessuale era quello tra soggetti dello stesso sesso; istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici;

    in quella comunità – come fu detto dal pubblico ministero, dottoressa Galeotti, nel corso della requisitoria – si verificò per anni una sospensione delle leggi dello Stato, attraverso un programma criminale in cui il Fiesoli «rapinava il sesso» ai ragazzini, con la complicità di altre persone imputate nei processi;

    Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi nel 1985 furono processati e condannati ad una pena di reclusione per maltrattamenti aggravati ed atti di libidine nei confronti degli ospiti della comunità;

    nonostante questi gravissimi capi di imputazione nel 1997 Fiesoli risultava ancora a capo della comunità e, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, fatto ancora più grave, il tribunale avrebbe continuato ad affidare minori alla struttura, di cui se ne contano almeno 86 fino al 2009;

    il 30 novembre 1978 Rodolfo Fiesoli viene arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali ne «il Forteto»;

    il 1° giugno 1979 Fiesoli, dopo l'uscita dal carcere nel febbraio dello stesso anno torna alla comune «il Forteto» dove, pochi mesi dopo, affidato dal tribunale dei minori, giunge il primo bambino down in quanto il presidente del tribunale, Giampaolo Meucci, grande amico di don Milani, afferma di non credere nell'indagine del giudice Casini e di ritenere «il Forteto» una comunità accogliente e idonea;

    nel 1985 viene emessa la sentenza di condanna per Luigi Goffredi e Rodolfo Fiesoli. Il primo viene condannato a 10 mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti, mentre Fiesoli viene condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti di una ragazza disabile, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne avendo masturbato due minorati psichici davanti ad un minore;

    dalla sentenza emerge «istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici»;

    nel 1982 la cooperativa acquista una proprietà di circa cinquecento ettari nel comune di Dicomano (Firenze) e vi si trasferisce. L'azienda continuerà a prosperare per diventare oggi un'azienda con un fatturato da 18-20 milioni di euro all'anno, con circa 130 occupati;

    nel 1998 la Corte europea dei diritti dell'uomo riceve la richiesta di ricorso contro l'Italia e, in particolare, contro l'operato del tribunale dei minori di Firenze, da parte di una madre con doppia cittadinanza, italiana e belga e di una nonna alle quali era stato imposto di interrompere ogni relazione con i rispettivi figli e nipoti, collocati presso la comunità «il Forteto». Le donne, inoltre, denunciarono trattamenti violenti e inumani nei confronti dei minori, con una scolarizzazione pressoché inesistente;

    il 13 luglio 2000 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia, in quanto erano stati, di fatto, impediti gli incontri tra la madre e i suoi due figli affidati imprudentemente alla comunità del Forteto i cui principali capi Fiesoli e Goffredi erano stati condannati, seppure molti anni prima, per gravi reati commessi nei confronti di minori, a pagare 200 milioni di lire in favore dei ricorrenti come risarcimento dei danni morali subiti;

    nonostante i precedenti giudiziari e la condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo, la regione Toscana, così come numerose altre istituzioni locali e nazionali, hanno continuato ad elargire fondi e riconoscimenti a «il Forteto», elogiandone, tra l'altro, i metodi educativi e frequentando e visitando spesso la comunità;

    il 1° giugno 2012 la regione Toscana ha istituito una Commissione d'inchiesta sul Forteto, presieduta dal primo firmatario del presente atto di indirizzo, per fare chiarezza in merito all'attività di affidamento dei minori a comunità e centri alla luce della vicenda «Il Forteto» e conoscere la congruità della stessa rispetto agli obiettivi perseguiti dalla legislazione regionale in materia di tutela dei minori;

    nel mese di aprile 2013, su richiesta del consiglio regionale toscano, il Ministero dello sviluppo economico ha inviato suoi ispettori a «il Forteto». Nella loro relazione, in cui si chiedeva il commissariamento della cooperativa, si rilevava la «tendenza a confondere le regole ed i principi della “comunità” con il rapporto lavorativo e societario», il che pare avere «condotto gli stessi soci a ritenere “normali” atteggiamenti particolarmente “interferenti” dell'organo amministrativo», tra questi il fatto che molti dei soci avessero inconsapevolmente sottoscritto strumenti finanziari;

    nel mese di dicembre 2013 il Ministero dello sviluppo economico sospendeva la procedura di commissariamento chiedendo un supplemento di indagini che, comunque, portava gli ispettori a concludere che «la situazione non appare al momento sostanzialmente mutata». Ciononostante, a luglio 2014, il Governo pro tempore ha deciso di non procedere con il commissariamento, così come negli anni successivi, mentre non soltanto il centrodestra toscano ha continuato ad invocare in tutte le opportune sedi istituzionali la necessità del commissariamento, ma anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, si è espresso nello stesso senso, innovando la posizione del Partito Democratico toscano sulla vicenda;

    il 19 giugno 2015 il tribunale di Firenze ha inflitto pesanti pene a carico dei vertici, ispiratori e fondatori de «il Forteto». In particolare, il tribunale ha comminato al fondatore della comunità una pena di 17 anni e mezzo per violenza sessuale e maltrattamenti ai danni di numerosi ragazzi affidati alla comunità. Al suo braccio destro, l’«ideologo» del gruppo, Luigi Goffredi, è stata comminata una pena di 8 anni e con loro sono state condannate altre 14 persone, con pene che variano da 1 a 8 anni, sulle 23 che erano state mandate a processo. Appare dunque chiaro come sia l'intero «sistema Forteto» ad essere stato sanzionato dai giudici;

    nella requisitoria, il pubblico ministero Ornella Galeotti ha sostenuto che «per alcuni decenni in Toscana si è verificato un fenomeno rispetto al quale le leggi dello Stato hanno subito una sospensione»;

    alla luce della sentenza del tribunale di Firenze, il gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, il 7 luglio 2015, ha presentato una mozione volta a impegnare il Governo pro tempore ad accertare e definire le responsabilità e le manchevolezze politiche ed istituzionali che negli anni hanno portato alla prosecuzione degli affidi di minori nonché al commissariamento della cooperativa agricola, ma, in questa occasione, il Governo pro tempore ha espresso parere contrario alla mozione assumendo, dunque, una scelta davvero sconcertante senza logica, sensibilità e ancor di più senza alcun senso politico;

    con delibera del consiglio regionale della Toscana n. 48 del 28 luglio 2015 è stata istituita una Commissione d'inchiesta sulle vicende del Forteto per indagare sulle «eventuali responsabilità politiche e istituzionali». La commissione, il 22 giugno 2016, ha approvato all'unanimità la relazione finale formulando un «invito al Parlamento e al Governo a rivalutare l'ipotesi di commissariare la cooperativa agricola» nonché «di riconsiderare la possibilità di istituire una commissione di inchiesta parlamentare su quanto avvenuto nella comunità». La relazione ha suggerito al Ministro della giustizia di inviare ispettori al tribunale dei minori di Firenze al fine di verificare l'operato nei casi legati al Forteto, anche alla luce delle incongruenze rilevate dalla sentenza Cedu rispetto alla prassi giuridica relativamente al caso de quo, e alla regione Toscana di togliere il patrocinio alla Fondazione omonima;

    quella del Forteto è una storia che, ancora oggi, sembra non volersi concludere: dopo due processi di primo grado e di appello in cui sono state raccolte prove di abusi e maltrattamenti e due sentenze di condanna in cui si afferma che non è mai venuto meno il rispetto del diritto di difesa degli imputati, la Corte di Cassazione ha rinviato prima la sua decisione finale il 23 ottobre, poi il 20 novembre; finalmente il 22 dicembre 2017 quando i cinque supremi giudici si sono pronunciati pensando di mettere la parola fine a uno scandalo giudiziario che si trascinava fin dagli anni ’70 e che il 5 luglio 2018 sembra essersi riaperto;

    è difficile scacciare il dubbio che la difficoltà di decidere sia dipesa in parte dal fatto che la storia del Forteto è anche la storia di un «corto circuito istituzionale» di cui la comunità del Forteto ha beneficiato per decine di anni con quello che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano l'avallo del tribunale dei minori di Firenze, della regione Toscana e dei Governi di centrosinistra. Non è un caso se una vicenda come quella del Forteto si è verificata in Toscana e non altrove: l'egemonia prima culturale che politica che vi è stata ha provocato inevitabili atteggiamenti di conformismo a ogni livello;

    motivo per cui, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo sembra opportuno ritenere che anche in anni recenti il Partito democratico si sia opposto a lungo alla istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta;

    la vicenda de «il Forteto» solo per poco tempo ha trovato una sua definizione nelle aule di tribunale e ancora deve scriversi la sua pagina nera circa le responsabilità politiche e istituzionali di enti locali, giudici, servizi sociali, mondo cooperativo, ceti intellettuali e ovviamente di tutti quegli esponenti politici e amministratori pubblici che nel corso degli anni hanno ignorato o sottovalutato le denunce;

    alla luce delle vicende sopra riportate, appare quanto mai necessaria l'istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulle attività di affidamento di minori a comunità e istituti, su cui si auspica la più ampia convergenza delle forze politiche, che si faccia carico di raccogliere e tesorizzare le vicende accadute presso la struttura di accoglienza «il Forteto» di Firenze, affinché, anche alla luce di quanto riportato dalla commissione regionale d'inchiesta istituita sui medesimi fatti, si possano colmare le lacune e le smagliature legislative a livello nazionale e si possa avviare un'indagine su tutto il territorio nazionale circa la bontà delle attività di altre strutture, comunità e istituti d'accoglienza dei minori e definire misure compensative del danno subito dalle vittime all'interno di contesti che avrebbero dovuto proteggerle a causa di inefficienze di vigilanza e controllo da parte delle istituzioni pubbliche;

    è importante che alla Commissione di inchiesta siano assegnati compiti di verifica sull'efficacia delle norme e delle procedure esistenti in materia di allontanamento e collocamento di bambini e adolescenti, sulle modalità della loro applicazione da parte delle autorità e degli organi competenti, sul rispetto dei principi di tutela e di promozione dei diritti dei minori, nonché compiti di proposta di misure di riforma delle norme e di meccanismi compensativi di aiuto alle vittime e di individuazione di misure sanzionatorie efficaci in relazione alle responsabilità individuali e istituzionali. La Commissione dovrà altresì promuovere una maggiore attività di controllo e verifica delle comunità presenti sul territorio nazionale e, ove emergano responsabilità e negligenze delle strutture, sarà necessario applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori;

    sarà inoltre fondamentale attribuire alla succitata Commissione anche il compito di condurre in via preliminare un'adeguata indagine sulla vicenda de «Il Forteto» per porre in essere nel contesto di tale Commissione e degli strumenti a disposizione, ogni opportuna iniziativa di propria competenza volta ad accertare e definire le responsabilità e le gravi inadempienze istituzionali e politiche che hanno permesso che negli anni proseguissero gli affidi di minori al Forteto, nonostante gli arresti e le condanne inflitte ai due fondatori negli anni Ottanta per reati analoghi (maltrattamenti e atti di libidine con i minori ospiti) e nonostante la sanzione inflitta all'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo;

    parimenti, nell'ambito dell'attività parlamentare, sarà necessario porre all'ordine del giorno della Commissione giustizia l'introduzione della fattispecie di reato ascrivibile a forme di maltrattamento istituzionale commesso in contesti e da persone facenti parte della pubblica amministrazione in tutte le sue declinazioni, nonché porre all'ordine del giorno della Commissione affari sociali l'elaborazione, di concerto con la Commissione parlamentare di inchiesta succitata, di uno schema integrato di misure compensative fruibili da soggetti minorenni o adulti riconosciuti vittime di maltrattamenti istituzionali commessi in contesti di protezione, cura e tutela;

    in questo quadro, sarà importante il coinvolgimento dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, affinché anche questa sia promotrice di iniziative di sensibilizzazione sul tema della violenza istituzionale, prevedendo percorsi di ascolto specifici a vantaggio di bambini e ragazzi allontanati dalla famiglia di origine e ospiti in strutture di accoglienza o affidamento familiare,

impegna il Governo:

  1) a porre in essere ogni opportuna iniziativa di competenza volta ad accertare e definire le responsabilità e le manchevolezze politiche ed istituzionali che negli anni hanno portato alla prosecuzione degli affidi di minori, nonostante gli arresti e le condanne inflitte, ai due fondatori negli anni ottanta per reati analoghi (maltrattamenti e atti di libidine con i minori ospiti) e nonostante la sanzione inflitta all'Italia da parte della Corte europea dei diritti dell'uomo per quanto avveniva nella comunità, anche in raccordo con tutte le iniziative intraprese in tal senso e richiamate in premessa;

  2) a procedere alle verifiche di competenza in merito alla responsabilità della pubblica amministrazione, in particolare all'incapacità del sistema dei servizi e in senso lato della giustizia minorile di svolgere davvero la funzione di indirizzo e controllo, e a chiedere scusa alle vittime per il fallimento nel proteggere adeguatamente i diritti fondamentali dei bambini e degli adulti che furono inseriti nella comunità;

  3) ad adottare opportune iniziative volte a garantire la stabilizzazione di un sistema di sostegno per coloro che hanno subito gravi violenze e danni diretti e indiretti dal sistema de Il Forteto;

  4) a verificare con urgenza la sussistenza dei presupposti per la nomina di un commissario che gestisca la cooperativa agricola in modo tale da dissociarla completamente dalla precedente gestione e dall'associazione e dalla fondazione «Il Forteto», di cui sono tuttora parte tutti i condannati e in generale il gruppo dei fondatori, metta in vendita alcuni degli asset rappresentati da alcune abitazioni dove vivono i membri della comunità ritenuti responsabili, non pertinenti all'industria casearia che ne rappresenta invece il cuore economico importante per il territorio, come per esempio le case dove vivono i membri della «setta», al fine anche di sanare quella parte di diritti negati, in particolare salari e Tfr non dati a tutti coloro che nel corso degli anni scappavano singolarmente per «salvare la pelle», e per fare in modo che Rodolfo Fiesoli, essendo tornato in piena libertà, non possa in alcun modo influenzare l'attività della cooperativa agricola;

  5) ad assumere ogni opportuna iniziativa di competenza per promuovere una maggiore attività di controllo e verifica delle comunità presenti sul territorio nazionale e, ove siano emerse responsabilità e negligenze delle strutture, anche personali e professionali, applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori;

  6) ad assumere le iniziative di competenza per rafforzare il meccanismo introdotto dal Terzo protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti del fanciullo, ratificato con la legge n. 199 del 16 novembre 2015, che permette ai bambini e agli adolescenti (individualmente o in gruppo) di presentare al Comitato ONU per i diritti del fanciullo dei reclami relativi alle violazioni dei propri diritti sanciti dalla Convenzione stessa;

  7) ad assumere le iniziative di competenza per rendere accessibili ed efficaci, di concerto con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, i meccanismi di segnalazione e denuncia previsti dal Terzo protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo;

  8) a rilevare, in occasione della presentazione del prossimo rapporto alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell'infanzia e della adolescenza in Italia, la violazione dei quattro principi cardini della Convenzione (non discriminazione, superiore interesse, diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo e ascolto delle opinioni del minore) circa la vicenda de «Il Forteto», nonché a indicare le azioni specifiche di contrasto volte ad evitare la violazione di tali principi;

  9) a promuovere un adeguato approfondimento in seno alla Conferenza unificata volto a: effettuare una verifica sull'efficacia della normativa e dei regolamenti in materia di tutela e protezione dei minorenni allontanati dalla famiglia e collocati in comunità residenziale o affidamento familiare; proporre misure di adeguamento uniforme della normativa fra le regioni; individuare meccanismi di controllo rafforzati sull'adeguatezza delle procedure e delle strutture di accoglienza;

  10) ad assumere iniziative per dare avvio al sistema informativo sulla cura e la protezione dei bambini e delle loro famiglie (SINBA) per realizzare finalmente una raccolta sistematica dei dati attraverso una cartella sociale univoca dei bambini segnalati e presi in carico dai servizi sociali, attraverso la quale registrare in modo uniforme e certo su tutto il territorio nazionale anche i casi di minorenni allontanati e collocati in accoglienza presso strutture residenziali o famiglie affidatarie, al fine di controllare e vigilare efficacemente sulle loro condizioni e rendere possibile il costante e periodico aggiornamento semestrale dell'autorità giudiziaria minorile previsto dalla legge n. 184 del 1983 così come novellata dalla legge n. 149 del 2001;

  11) ad assumere le iniziative di competenza per dotare le procure della Repubblica per i minorenni delle risorse necessarie al fine di rendere effettivo il monitoraggio costante circa la situazione dei minorenni in comunità, in attuazione di quanto previsto dagli articoli 2 e 9, commi 2 e 3, della legge n. 184 del 1983 e dall'articolo 25 della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

  12) impegna se stessa e i propri organi, ciascuno per le proprie competenze, a deliberare in ordine all'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività di affidamento di minori a comunità e istituti, alla luce di quanto rappresentato in premessa.
(1-00027) «Mugnai, Gelmini, Occhiuto, Mulè, Carrara, D'Ettore, Ripani, Mazzetti, Silli, Bergamini, Calabria, Marin, Fiorini, Bignami, Vietina».