• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/00225 URSO, DE BERTOLDI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che: il limite massimo ai compensi dei dipendenti pubblici è stato introdotto nel...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-00225 presentata da ADOLFO URSO
mercoledì 13 giugno 2018, seduta n.011

URSO, DE BERTOLDI, GARNERO SANTANCHE', IANNONE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il limite massimo ai compensi dei dipendenti pubblici è stato introdotto nel nostro ordinamento dal decreto-legge n. 201 del 2011, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011 (cosiddetta manovra Monti), a fini di equità e di contenimento della spesa nel settore pubblico;

è stato imposto un limite al trattamento economico annuo onnicomprensivo stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del primo presidente della Corte di Cassazione, pari a circa 310.000 euro annui;

successivamente, l'articolo 1, comma 471, della legge di stabilità per il 2014 (di cui alla legge n. 147 del 2013) è intervenuto sull'ambito di applicazione dell'articolo 23-ter del decreto-legge n. 201 del 2011, riducendo il tetto retributivo a 240.000 euro annui;

il comma 472 dello stesso articolo 1 della legge di stabilità per il 2014, per tutte le altre società partecipate dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali, ha segnalato alle pubbliche amministrazioni l'opportunità di esercitare i propri poteri di azionista in modo da estendere alle suddette società gli stessi princìpi;

nello stesso anno, con proprio decreto, il Ministero dell'economia e delle finanze ha esteso il limite alle retribuzioni anche ai manager delle società partecipate quotate in Borsa;

infatti nel biennio 2015-2016 gli stipendi di questi risultavano tutti allineati a quota 238.000;

nel 2017 il Ministro in indirizzo non ha riproposto la suddetta raccomandazione del suo Ministero;

proprio in nome della finalità di contenimento e complessiva razionalizzazione della spesa, in una prospettiva di garanzia degli altri interessi generali coinvolti, la Corte costituzionale, con sentenza del 2017, ha confermato la legittimità costituzionale del limite retributivo, affermando che il limite dei 240.000 euro lordi anni «non è inadeguato, in quanto si raccorda alle funzioni di una carica di rilievo e prestigio indiscussi» e quindi «non svilisce l'apporto professionale delle figure più qualificate, ma garantisce che il nesso tra retribuzione e quantità e qualità del lavoro svolto sia salvaguardato anche con riguardo alle prestazioni più elevate»;

la mancata riproposizione della raccomandazione del Ministro ha consentito alle società partecipate quotate di ignorare le precedenti indicazioni rialzando, oltre ogni ragionevole misura, le buste paga dei presidenti delle suddette società, come denunciato anche da organi di stampa;

dalla stampa si apprende, in particolare, che Patrizia Grieco (presidente di Enel), nel 2018, prenderà 450.000 euro, ai quali potrà pure sommare i 200.000 di emolumenti per il consiglio di amministrazione della controllata Endesa, con un aumento del 173 per cento rispetto alle precedenti indicazioni sul tetto da rispettare; al secondo posto, con un aumento di oltre il 110 per cento, e ben mezzo milione di euro di stipendio, svetta il presidente dell'Eni, Emma Marcegaglia, presidente pro tempore di Confindustria e titolare di un gruppo imprenditoriale che, a sua volta fattura 5 miliardi; al terzo posto Gianni De Gennaro (presidente di Leonardo) con 490.000 euro, pari ad un aumento del 106 per cento, quasi ex equo Bianca Maria Farina (presidente di Poste italiane), che "accontenta" di 480.000, esattamente il doppio del tetto precedentemente indicato,

si chiede di sapere:

se risulti vero quanto enunciato in premessa e se risultino al Ministro in indirizzo casi simili a quelli riportati in premessa;

se il Ministro condivida il comportamento posto in essere dai vertici delle principali società partecipate, che in vacatio di precise prescrizioni, ne hanno subito approfittato in spregio ai principi enunciati in precedenza sul contenimento e razionalizzazione della spesa, a garanzia degli altri interessi generali coinvolti;

se intenda riproporre indicazioni precise e vincolanti sui tetti retributivi dei vertici delle società partecipate.

(4-00225)